lunedì 16 aprile 2018

Mille fotografie per disegnare il Po: il capolavoro di Sohei Nishino

Il Po a metà strada tra mappa e diorama, che serpeggia come se fosse vivo. Quasi un dragone, un animale mitologico che corre nel tempo e sale nel cielo a proteggere l' uomo. Così ce lo racconta il giapponese Sohei Nishino, conosciuto nel mondo per le sue Diorama map, che ha vinto (ex-aequo con Sara Cwynar) con il suo reportage sul fiume italiano la quinta edizione del premio MAST Foundation For Photography Grant on Industry and Work, organizzato dalla Fondazione MAST di Bologna.

lunedì 9 aprile 2018

Dancing with myself: l'egocentrismo degli artisti per raccontare la nostra società

Urs Fisher
«Dovunque mi arrampichi io sono seguito da un cane chiamato Ego», diceva Nietzsche. Come lui molti scrittori, intellettuali, creativi. Spesso però questo ego, questo voler essere al centro dell' attenzione, è per gli artisti solo un mezzo per descrivere altro. Che sia una denuncia o semplicemente una provocazione o una riflessione sull'arte o la società, di fondo c'è la sperimentazione sulla propria persona e sulla propria sensibilità per veicolare un messaggio. Quale ruolo mi assegna la collettività e come posso liberarmi dai suoi obblighi? Come posso sfuggire alla fatalità della morte diventando parte della mia opera? Sono alcune delle domande, esistenziali e ironiche, politiche e poetiche, biografiche e sociali alle quali cerca di dare risposte la mostra Dancing with myself che ha appena inaugura to a Punta della Dogana a Venezia.

mercoledì 4 aprile 2018

Così Hemingway impedì a Wright di costruire a Venezia

"Fallingwater" di Frank Lloyd Wright
Se in Italia non c’è alcuna opera dell’architetto Frank Lloyd Wright lo si deve, tra gli altri, a Ernest Hemingway. Lo scrittore, negli anni Cinquanta, appena tornato a Venezia, si oppose con ogni mezzo alla costruzione su Canal Grande di una foresteria destinata ad ospitare gli studenti dell’Istituto universitario di architettura della città lagunare. A progettarla, al posto di un palazzo diroccato di tre piani, era stato proprio Wright in onore del suo giovane allievo Angelo Masieri che aveva perso la vita nel 1952  in un tragico incidente stradale negli Stati Uniti durante un viaggio da Taliesin in Wisconsin (la casa-studio estiva di Wright) a New York.

martedì 20 marzo 2018

Lo show di Balich che ti risucchia nel Giudizio Universale

Poco più di un chilometro separa via della Conciliazione dall'ingresso ai Musei Vaticani. Una decina di minuti a piedi durante i quali metabolizzare l' incredibile esperienza del live show Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel, lo spettacolo multimediale firmato da Marco Balich che dà la possibilità agli spettatori di ritrovarsi fisicamente immersi nella creazione degli affreschi della Cappella Sistina; entrare nei tormenti di Michelangelo e nel suo rapporto prima con Giulio II poi con Clemente VII; scoprire il capolavoro dell'artista anche nei segreti del conclave.
Nel tragitto tra l'Auditorium della Conciliazione - dove va in scena l'opera - e la Cappella Sistina dove sono conservati i dipinti reali realizzati nel Cinquecento dal Buonarroti c'è tempo sufficiente per mettere in ordine i pensieri e decidere come "classificare" quello che si è appena visto: una mostra nazional-popolare?
uno spettacolo multimediale? un'attrazione da luna park? un nuovo modo di fare cultura?
I puristi, ovviamente, scuoteranno la testa: è inconcepibile per loro una mostra senza quadri, così come non possono considerare uno spettacolo teatrale quello che hanno visto dal momento che i dialoghi sono in playback e la musica è registrata.

lunedì 12 marzo 2018

L'occhio lungo degli americani per gli "imbrattatele" europei

Degas
Erano passati solo pochi anni dalla prima mostra - stroncata dalla critica e dal pubblico - di Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sisley e Pierre Auguste Renoir presso lo studio del fotografo Felix Nadar a Parigi (15 aprile 1874) e a Philadelphia alcuni lungimiranti imprenditori, avvocati, dirigenti d' azienda già arredavano le loro lussuose case con le opere degli impressionisti. Nel vecchio continente erano considerati "imbrattatele", pittori da strapazzo (qualche mese dopo la mostra da Nadar il gruppo organizzò una vendita delle opere per recuperare fondi ma fu un altro fiasco: riuscirono appena a coprire i costi delle cornici) mentre al di là dell'oceano, in quella città che insieme a Boston e New York era una delle più mature culturalmente, erano talmente ricercati e apprezzati che il Philadelphia Museum of Art organizzò una mostra completamente dedicata alla pittura impressionista.